01 Giu

Recensione di Fiorella Ferrari

10930156_1400128700287700_5325340629156286011_nNon sarebbe una gradita novità scoprire l’esistenza di un Ken Follet all’italiana? Probabilmente la grande distribuzione ancora non lo sa ma questo signore romano, due lauree ed una grande passione per la letteratura e la storia medievale e moderna, lo ricorda davvero molto pur avendo una sua identità stilistica piuttosto definita. Autore di diversi racconti mai pubblicati, nel 2015 Pierluigi D’Amario esce con il suo primo romanzo dal titolo “Le rose ribelli” per le edizioni “sensoinverso”. La mole dello scritto, una puntuale ricerca storica e le innumerabili disavventure delle sue eroine fanno verosimilmente pensare al prolifico produttore di best seller, naturalmente, considerando gli inevitabili limiti dell’esordiente (in questo caso non l’autobiografia ma la strutturazione del linguaggio) e quelli formali tipici delle piccole case editrici che, nondimeno, vantano il pregio di dare spazio ai nuovi autori, tra i quali anche qualche scrittore di valore. E questo sembra proprio il caso di D’Amario.

Spesso si paragona un romanzo ad una ricetta che richiede una precisa preparazione, così si potrebbe dire che quest’opera appare come un ricco primo piatto di genere storico, i cui ingredienti ci sono davvero tutti: l’attenta ricostruzione di un’epoca dal punto di vista politico, culturale e sociale, caratterizzata da accadimenti di enorme portata a fare da sfondo alle vicende dei protagonisti che ne incarnano i valori. La narrazione ha inizio nella Francia del 1785, quindi, nel periodo tumultuoso e ricco di fermenti che precede lo scoppio della rivoluzione, quando quei privilegi che sono il retaggio di un ordine secolare stanno per essere sovvertiti. I personaggi appartengono, di conseguenza, alle due classi sociali della nobiltà e del popolo, distribuiti nelle opposte fazioni improntate su conservatorismo e ribellione, mentre la transizione che porterà ad una futura società più egualitaria è rappresentata dalle due protagoniste: Juliette Picquot e Marie Claire De Villebrune, delle quali la prima è la dama di compagnia della seconda ma, agli effetti, la sua più cara e fidata amica.

La narrazione nasce da un espediente escogitato da Marie Claire, apparentemente, per appoggiare la causa dei rivoluzionari ma, in realtà, per distogliere il padre da un matrimonio d’interesse al quale vorrebbe costringerla per risanare le finanze di famiglia. Le due ragazze decidono, infatti, di trasferirsi nella villa di campagna appartenente ai De Villebrune, della quale nottetempo, ad una data prestabilita, avrebbero aperto le porte ad un gruppo di cinque ribelli, invero un manipolo di balordi capitanati da Lucien, che sarebbero penetrati all’interno per un’azione dimostrativa consistente in ruberie e slogan dipinti sui muri ed inneggianti alla causa stessa. Ma le cose non andranno come previsto per nessuno: Lucien che è stato una vecchia fiamma di Juliette, decide di anticipare l’impresa di un giorno per cogliere di sorpresa le due amiche e poter rapire la ragazza della quale è ancora invaghito. Ma quella notte il personale che la mattina successiva sarebbe partito è ancora in servizio e da ciò scaturisce uno scontro che terminerà con la morte della domestica ed il grave ferimento del marito, nonché con un terribile incendio che devasterà la dimora richiamando le autorità guidate dal comandante Gerard Joubert, un caro amico di famiglia. Intanto, Lucien riesce a rapire Juliette ma è costretto a portare con sé anche una misteriosa neonata di poche settimane che sembrerebbe essere la figlia illegittima della ragazza e che rappresenta, poi, il vero motivo della presenza delle due amiche in quella casa.
Il resto della trama si snoda per le oltre seicento pagine del romanzo in vari quadri in cui le vite di ciascun personaggio sono strettamente connesse alle vicende storiche. Le esistenze delle protagoniste divergono a partire dallo sciagurato evento: Juliette riesce quasi subito a sfuggire al suo rapitore, aiutata da Padre Guillaume, il suo precettore, che farà sparire la bimba e la madre della ragazza e, successivamente, da Jean che, pur essendo un complice dei balordi, è anche lui innamorato di Juliette e la salva da un tentativo di stupro da parte di Lucien che intanto è riuscito a ritrovarla. Tutto sembra risolversi per il meglio ma Jean ed un altro compare, Barnard, restano comunque colpevoli di quanto avvenuto alla villa, così vanno in galera, e quest’ultimo, improvvisamente, accusa Juliette di essere l’ideatrice del furto, per aver ascoltato un suo dialogo equivoco con Lucien mentre tentava di convincerla a fuggire assieme a lui. Dal momento in cui anche la sventurata Juliette finirà in cella, inizierà la lunga serie di sciagure che costelleranno la sua vita, soprattutto, determinate da un cospicuo numero di pretendenti alla sua virtù, tra i quali persino due magistrati, già violata ripetutamente dal fratello di Marie Claire, Armand de Villebrune, crudele e arrivista, di tutt’altra risma rispetto alla sorella. Marie Claire organizza allora un piano per farla evadere ma proprio la notte prescelta il magistrato che l’aveva violentata la fa trasferire alla Bastiglia poiché la ragazza, per evitare ulteriori episodi, gli dice di avergli trasmesso la sifilide.

A Marie Claire le cose, intanto, vanno decisamente meglio, poiché, scampata al matrimonio combinato, riesce a sposare l’inglese Robert Collingwood del quale era amante da tempo e da cui avrà un figlio, Philippe. La ragazza non è più riuscita ad avere notizie dell’amica Juliette che, sfuggita dopo la presa della Bastiglia ad un’atroce prigionia durata quattro anni, che le ha devastato corpo e anima, vaga per la città in condizioni pietose. Anche Jean è uscito di prigione e per aver pagato con il carcere la sua adesione alla causa dei rivoltosi (pur avendo solo partecipato alla sortita nella villa), viene nominato comandante della guardia cittadina. In virtù della sua posizione Jean aiuterà sia Robert, il marito di Marie Claire, sia il padre della donna, il marchese De Villebrune, assieme al quale riuscirà nuovamente a ritrovare Juliette ed a salvarla dal degrado fisico e mentale (aveva perso la memoria) ma anche dalle mire di chi non l’ha ancora dimenticata, come il magistrato che le aveva usato violenza ma anche quello che, non essendoci riuscito, l’ha fatta condannare (Foucault) e, infine, da Armand preoccupato che il padre sappia di quello che le ha fatto (nonostante la sorella ne sia sempre stata al corrente e non l’abbia informato per pietà).

Della bambina, invece, non si hanno più notizie da anni poiché Armand, temendo che fosse il frutto delle sue violenze, aveva fatto uccidere la nonna e venduto la piccola che ora si chiama Margaret, ad una famiglia di slavi ormai irreperibile. La narrazione da questo momento si snoda attraverso due filoni, il primo dei quali riguarda le trame intessute da Armand per liberarsi anche del marito di Marie Claire (fino a determinare una lunga e cruenta battaglia navale che avrebbe dovuto danneggiare la sua compagnia e far sparire anche l’uomo) e persino del suo stesso genitore (che farà ferire a morte in un agguato) per appropriarsi sia della sua parte di eredità sia di quella della sorella. Il secondo concerne le vicissitudini della coppia formata da Juliette e Jean per coronare il loro sogno d’amore e normalità e ritrovare la bimba, la cui vera identità riserverà una sorpresa.
L’epilogo delle esistenze delle due rose ribelli costituisce, in realtà, un nuovo inizio poiché l’eliminazione fisica o legale dei loro persecutori determinerà, per Juliette, la prima vera possibilità di crearsi una famiglia ed un’esistenza priva della costante minaccia dell’imminente fine di tutto; per Marie Claire, invece, la decisione di partire con il resto della famiglia alla disperata ricerca del marito, disperso nella battaglia navale per le trame del fratello, aiutata dal comandante Wise, tornato senza Robert dall’impresa e subito disposto a ripartire per dovere nei confronti dell’uomo che gli era stato affidato ma anche per amore della donna.

Pur con qualche rallentamento, più che altro nella parte inerente alla battaglia, ad ogni modo descritta con estrema precisione nella rappresentazione delle strategie e delle manovre di combattimento per mare, quello di D’Amario è un romanzo dal linguaggio fluido ed essenziale, concreto e razionale, che coinvolge più per l’intreccio in sé che per le modalità narrative o l’introspezione psicologica dei personaggi e che accompagna degli eventi che s’intersecano pur non perdendo la loro linearità. Le protagoniste femminili incarnano delle eroine moderne poiché, seppure nella fragilità imposta loro dai tempi e dalle vicissitudini, mantengono una forza straordinaria autonoma che nasce dalla dignità e della strenua difesa dei veri affetti. Eroine moderne anche perché, pur essendo parte di un romanzo, vivono i loro amori non “da romanzo”, poiché qui non troviamo passioni senza limiti pagate a caro prezzo ma sentimenti che si rapportano alla realtà delle situazioni e che anche quando determinano decisioni che richiedono grandi sacrifici, questi non includono mai quello di sé stesse. I protagonisti maschili sono altrettanto ben delineati, sebbene in generale prevalga l’accezione classica della divisione netta tra bene e male su una visione più sfaccettata, anche questa una modalità di rappresentazione che richiama alla mente la caratterizzazione tipica dei personaggi di Follet, soprattutto per quanto riguarda gli inganni senza fine orditi da personaggi che sono negativi dalla nascita alla morte, senza possibilità di espiazione.

Un’ottima partenza, dunque, per D’Amario, un esordio che può essere definito già maturo e che lascia in attesa di graditi, futuri sviluppi.

Fiorella Ferrari

Intervista all’autore

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